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Siamo andati a trovare Ferdinando Marinelli Stampa
Lunedì 03 Giugno 2013 07:04 Scritto da Redazione
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Siamo andati a trovare Ferdinando Marinelli, proprietario dell’ omonima celebre Fonderia di Firenze, per capire come mai le sue fusioni sono così apprezzate in tutto il mondo.

Signor Marinelli, come definirebbe un suo bronzo, per esempio la replica del San Matteo del Ghibeti commissionatagli dalle Belle Arti di Firenze?
Posso dire che non si tratta solo di un “bronzo”, ma in qualche modo è un pezzo di storia. Infatti le tecniche della fusione a cera persa che usiamo in Fonderia sono le stesse che erano usate dal Ghiberti e dai suoi aiutanti quando il monumento venne gettato nel bronzo, intorno al 1420. Stessi materiali, stessi utensili, stesso tipo di ritocco della cera, stesso tipo di raspinatura e di cesello, stessa patinatura a fuoco con gli stessi preparati di allora. In qualche modo nel nostro San Matteo rivive un po’ del Rinascimento.

Ma come può essere certo che la sua statua è davvero uguale a quella del 1420?
Abbiamo eseguito un attento e accurato calco negativo sopra l’ originale, sotto il controllo delle Belle Arti. Ed è da questo che abbiamo ottenuto la cera dell’ opera, da cui siamo passati al bronzo. Questo garantisce l’ identicità delle replica all’ originale del Ghiberti. Recentemente abbiamo fatto la stessa cosa per il capolavoro della scultura etrusca presente nel Museo Archeologico di Firenze, la Chimera già nella collezione dei Medici. E lo stesso Museo si è complimentato con noi chiamando ufficialmente la replica “l’ identico”.
Abbiamo avuto la fortuna che il fondatore della Fonderia, mio nonno Ferdinando Marinelli senior, ha eseguito ai primi del ‘900 i calchi su quasi tutti gli originali delle più importanti opere antiche, greche, romane, etrusche, rinascimentali e manieristiche, preziosi calchi che conserviamo con molta cura nella nostra gipsoteca e da cui traiamo repliche identiche.

Per la fedeltà va bene. Ma per quanto riguarda la lavorazione di questi “identici” come fate?
Il nonno Ferdinando ha fatto alcuni anni di apprendistato in antiche fonderie artistiche fiorentine che si sono tramandate le tecniche e gli utensili dei secoli passati. E a sua volta li ha tramandati ai suoi artigiani che, di generazione in generazione li hanno fatti arrivare fino a noi. Per esempio il tipo di “raspinatura” e di “cesello” della superficie bronzea viene eseguito a mano con arnesi che gli artigiani stessi si fabbricano all’ interno della fonderia e di cui sono molto gelosi. E che sono uguali a quelli usati dagli artisti dell’ antichità.

Eseguite anche monumenti originali, oltre che repliche di sculture antiche?
Si. In fonderia lavorano i nostri scultori che creano, su richiesta dei clienti, ogni tipo di scultura o monumento che poi, dopo l’ approvazione del committente, viene fuso in bronzo con le stesse tecniche e gli stessi utensili dell’ antichità. Questo perché solo con tale tipo di lavoro si riesce ad ottenere sculture che “cantano”, capaci cioè di esprimere completamente la bellezza che gli è stata data dallo scultore.

Oltre alla Chimera e al San Matteo, dove si possono ammirare altri suoi lavori?
Abbiamo lo show room nel centro di Firenze, la Galleria Bazzanti in Lungarno Corsini. Lì sono esposti gran parte dei nostri bronzi. Ma ora mi scusi, devo assistere alla gettata del bronzo nelle forme della replica del Ratto delle Sabine del Giambologna.